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Monaco di Baviera: eleganza bavarese e vita di strada

Non sapevo bene cosa aspettarmi da Monaco di Baviera. Avevo in mente le solite immagini da cartolina, come le facciate eleganti, le birrerie storiche, i viali ordinati, ma è solo camminandoci dentro che la città ha iniziato a raccontarmi qualcosa di più.

Monaco ha un ritmo particolare: sembra composta e sobria, e poi all’improvviso si apre in piazze piene di vita, in parchi immensi dove la gente si sdraia sull’erba come se il tempo non avesse fretta. È una città che non ti travolge, ma ti accompagna passo dopo passo, lasciandoti il tempo di scoprirla davvero.

Il van al punto ristoro, in Austria
Il van al punto ristoro, in Austria

Un arrivo tranquillo, un cielo limpido e la voglia di esplorare Monaco

La mattina del 12 febbraio 2022, io e Max siamo saliti sul nostro van e abbiamo puntato il muso verso Monaco di Baviera, con quella sensazione di leggerezza che solo le partenze sanno dare. Abbiamo imboccato l’autostrada a Udine, direzione Tarvisio, lasciandoci alle spalle la pianura e avanzando verso l’arco alpino, finché la strada non ci ha guidati oltre il confine austriaco.

La giornata era limpida, con un sole deciso che sembrava volerci accompagnare per tutto il viaggio. Era sabato, e l’autostrada quasi deserta: niente camion, niente traffico, solo il rumore costante del motore e il panorama che cambiava chilometro dopo chilometro. Un viaggio tranquillo, scorrevole, quasi meditativo.

Entrati in Austria, ci siamo fermati a pranzare in un self service lungo l’autostrada: un posto semplice, come tanti, ma perfetto per una pausa veloce. Il conto, però, si è rivelato sorprendentemente salato per quello che avevamo preso. Ma è il bello del viaggio: ogni tappa è un piccolo promemoria di quanto usi, abitudini e prezzi possano cambiare da un paese all’altro.

Noi a pranzo in un punto di ristoro in Austria
Pranzo in autostrada

Dopo circa tre ore di viaggio siamo finalmente arrivati a Monaco, a casa dello zio di Max, che vive nella zona nord della città. Ci ha accolti con la sua gentilezza di sempre e ci ha messo a disposizione il suo posto auto privato nel cortile del palazzo: una piccola fortuna, considerando quanto possa essere complicato parcheggiare un camper in una grande città tedesca.

La mattina seguente, complice un sole splendido che sembrava volerci invitare ad uscire, abbiamo deciso di dedicarla all’esplorazione del centro della città. Max conosce Monaco come le sue tasche, la frequenta da quando era ragazzino, ma per me, invece, era tutto nuovo, ed ero impaziente di vedere con i miei occhi quei luoghi di cui avevo sempre sentito parlare.

In poco più di una decina di fermate di metropolitana siamo arrivati a Marienplatz, il cuore pulsante della città, quel punto dove tutto sembra convergere e da cui tutto, in qualche modo, parte.

Monaco: il cuore raffinato della Baviera

Monaco, in tedesco München, si trova nel sud del Germania, sulle rive del fiume Isar, ed è la terza città per popolazione dopo Berlino e Amburgo. È il centro più significativo dell’area meridionale grazie alle residenze reali, ai grandi parchi, ai musei, alle chiese barocche e rococò e al folclore bavarese ancora molto vivo. E’ al terzo posto tra le 20 città del mondo con la migliore qualità della vita.

Capitale della Baviera, città in cui storia e modernità convivono con sorprendente armonia. Tra palazzi storici, chiese imponenti e musei di fama internazionale, ogni angolo sembra raccontare un pezzo diverso del suo passato.

La Baviera è il vasto Land meridionale della Germania, il più esteso del Paese e uno dei più ricchi di storia e tradizioni. È una regione caratterizzata da città eleganti come Monaco, da castelli fiabeschi, monasteri antichi, villaggi pittoreschi e paesaggi che spaziano dalle dolci colline ai massicci alpini.

Qui convivono cultura, architettura barocca, feste popolari e una forte identità locale, fatta di dialetti, costumi tradizionali e cucina tipica. È una terra che unisce patrimonio storico e natura, offrendo atmosfere autentiche e un senso di accoglienza molto radicato.

In Germania, la parola “Land” indica uno degli Stati federati che compongono la Repubblica Federale Tedesca. La Germania, infatti, non è un paese centralizzato ma una federazione formata da sedici stati, ognuno con un certo grado di autonomia politica e amministrativa.

Ogni Land dispone di un proprio governo regionale, con competenze specifiche come istruzione e forze dell’ordine, e possiede un’identità culturale ben definita.

Monaco è conosciuta in tutto il mondo per l’Oktoberfest, la grande festa della birra che ogni anno attira milioni di visitatori, e per le sue numerose birrerie tradizionali. Tra queste spicca la celebre Hofbräuhaus, dove proprio quel giorno ci siamo fermati per pranzo, immersi nell’atmosfera vivace e genuinamente bavarese del luogo.

Come tutto ebbe inizio: la storia antica di Monaco di Baviera

La storia di Monaco di Baviera prende avvio nel 1158, quando Enrico il Leone, duca di Sassonia, fondò un insediamento militare chiamandolo Munichen (poi divenuto Monacum in latino e Monachium nel volgare). Circa cinquant’anni dopo, l’abitato ottenne lo status di città fortificata.

In quegli anni sorse una disputa tra Enrico e il vescovo riguardo al controllo della nuova città, ma i contrasti tra il duca e l’imperatore Federico I Barbarossa portarono, nel 1180, alla nomina di Ottone I di Wittelsbach come nuovo duca di Baviera. La sua famiglia, i Wittelsbach, avrebbe governato la regione fino al 1918.

Nel 1255 il ducato fu diviso in due parti e Monaco divenne la sede ducale dell’Alta Baviera. Nel 1327 un grande incendio devastò completamente la città, che tuttavia venne ricostruita in pochi anni anche grazie al sostegno dell’imperatore Ludovico IV.

La città fu occupata nel XVII durante la Guerra dei Trent’anni e pochi anni dopo fu duramente colpita dalla peste, che uccise circa un terzo della popolazione. Nel XVIII secolo divenne un importante centro culturale e barocco, nonostante alcune occupazioni straniere.

Con l’inizio del XIX secolo Monaco divenne capitale del nuovo Regno di Baviera e furono costruiti molti dei palazzi e delle piazze che oggi rendono la città così famosa. In questo periodo si insediarono anche importanti istituzioni culturali e accademiche.

Alla fine del XIX secolo furono introdotti l’illuminazione elettrica e lo zoo, segnando l’inizio di una fase più moderna della città.

Il volto contemporaneo di Monaco: tra tragedie e rinascita

Dopo la Prima Guerra Mondiale Monaco visse anni di grande instabilità politica e sociale. Nel 1918 i comunisti presero brevemente il potere con la Repubblica dei Consigli, rovesciata pochi mesi dopo dai Freikorps, alcuni dei quali sarebbero poi entrati nel movimento nazista. Nel 1923 Hitler tentò il famoso Putsch della birreria a Monaco, un fallito colpo di stato che gli costò l’arresto e il divieto temporaneo del partito nazista.

Quando Hitler salì al potere nel 1933, Monaco divenne una roccaforte del nazismo e fu definita dai nazisti stessi «capitale del movimento». Qui si trovava il quartier generale del partito e molti edifici furono costruiti a questo scopo, alcuni dei quali ancora esistono. La città ospitò inoltre forme di resistenza studentesca, con giovani universitari che si opposero al regime sacrificando la propria vita.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la città subì gravi danni a causa dei bombardamenti alleati e fu occupata dagli Stati Uniti nel maggio 1945. Dopo il conflitto, venne ricostruita con cura, cercando di mantenere la fisionomia originale di strade e palazzi.

Negli anni successivi Monaco ospitò eventi sportivi di rilievo: le Olimpiadi del 1972, tristemente segnate dal massacro di undici atleti israeliani, e i Mondiali di calcio del 1974 e del 2006, confermandosi centro importante sia a livello culturale che sportivo.

La piazza che racconta l’anima della città: Marienplatz

Marienplatz, come accennato, è il cuore pulsante di Monaco, dedicata alla Vergine Maria e circondata da storici e celebri edifici comunali. Tra questi spicca il Neues Rathaus (il municipio nuovo), costruito nel XIX secolo in stile neogotico, con la sua imponente torre che ospita il Glockenspiel, il più grande carillon della Germania e uno dei più celebri al mondo.

La piazza ha origine nei piani di sistemazione della città voluti da Enrico il Leone nel 1158. Nel 1315 Ludovico il Bavaro le concesse il diritto di mercato, rendendola per secoli il fulcro della vita pubblica e commerciale. Fino al 1807 era conosciuta semplicemente come “Markt”, finché, durante un’epidemia di colera, i cittadini invocarono la protezione della Vergine Maria, da cui deriva il nome attuale.

Nel 1638 fu eretta la Colonna della Vergine (Mariensäule) per celebrare la fine dell’invasione svedese. Oggi Marienplatz è anche famosa per il mercatino di Natale, che anima la piazza nei giorni precedenti il 25 dicembre, rendendola ancora più vivace e suggestiva.

Sul canale Youtube di Max puoi vedere il Glockenspiel in azione, il celebre carillon che anima la piazza tre volte al giorno, alle 11, alle 12 e, in estate, anche alle 17. Noi abbiamo avuto la fortuna di assistere e riprendere lo spettacolo a mezzogiorno.

Le figure meccaniche rappresentano due scene storiche: una giostra in onore del duca Guglielmo V e la Schäfflertanz, la tradizionale danza dei bottai, che simboleggia la resilienza e la gioia della città dopo le epidemie del passato.

Max ed io in Marienplatz e il Neues Rathaus con il Glockenspiel dietro di noi. A Monaco di Baviera
Max ed io in Marienplatz e il Neues Rathaus con il Glockenspiel dietro di noi
Il Glockenspiel a Monaco di Baviera
Il Glockenspiel

Frauenkirche: le iconiche torri che dominano l’orizzonte di Monaco

La Frauenkirche, ovvero la Cattedrale di Nostra Signora, è il principale luogo di culto di Monaco e la sede dell’arcivescovo della diocesi di Monaco e Frisinga.

La chiesa, voluta da Sigismondo di Baviera, fu costruita in stile gotico tra il 1468 e il 1488 sul sito di un’antica basilica romanica. Progettata da Jörg von Halsbach e completata dopo la sua morte da Lucas Rottaler, si distingue per la sua imponente mole in mattoni e per i due campanili che sfiorano i cento metri d’altezza. Le caratteristiche cupole a forma di cipolla, realizzate in ottone e aggiunte nel 1525, non erano previste nel progetto originale.

La facciata ha un aspetto sobrio, con finestre a sesto acuto e trifore cieche che riprendono le linee gotiche dell’ingresso.

La chiesa fu gravemente danneggiata durante la Seconda guerra mondiale, ma venne restaurata nel dopoguerra, con gli ultimi interventi conclusi nel 1994. All’esterno, sull’angolo nord-est, si trova la Fontana di San Benno, realizzata nel 1972.

All’interno della cattedrale si trovano molte opere d’arte significative. Tra le più importanti c’è il monumento funebre di Ludovico il Bavaro, con il sarcofago circondato da quattro cavalieri simbolo di pace e guerra.

La chiesa conserva anche sculture e dipinti che vanno dal XIV al XVIII secolo, tra cui le figure lignee gotiche di apostoli e profeti di Erasmus Grasser, opere di Jan Polack e bassorilievi di Ignaz Günther, alcuni dei quali, recuperati dopo i bombardamenti, compongono l’Altare di Memminger.

Da ricordare anche la statua a grandezza naturale di San Giorgio. Una cappella laterale custodisce le reliquie di San Benno, patrono di Monaco. Nella chiesa si trovano inoltre un trittico di Hans Mielich, una lapide dedicata al musicista Orlando di Lasso e un monumento posto su una colonna in onore di Papa Benedetto XVI, già arcivescovo della diocesi.

Le due leggende dell’“impronta del diavolo”

All’ingresso della chiesa si trova la famosa Teufelstritt, l’“impronta del diavolo”. Secondo la leggenda, il diavolo entrò nella cattedrale convinto di poterla deridere perché, da un punto preciso, non sembrava avere finestre: le colonne infatti coprono completamente la visuale. Quando però si avvicinò e scoprì l’inganno, dalla rabbia batté il piede così forte da lasciare l’impronta visibile ancora oggi.

Un’altra versione racconta che gli architetti avessero scommesso con il diavolo di riuscire a costruire una chiesa senza finestre. Lo fecero entrare proprio dal punto in cui le colonne le nascondono, e il diavolo, convinto di aver vinto la scommessa, pestò il piede a terra lasciando il segno. Solo dopo un passo in avanti si rese conto della presenza delle finestre, ma non poté più intervenire perché la chiesa era già stata consacrata.

Hofbräuhaus: un tuffo nell’anima autentica di Monaco

Verso le 13 siamo andati a pranzo nella birreria più antica e famosa di Monaco: la Hofbräuhaus. Il nome significa “Birrificio di Corte”. Nacque come birreria statale nel 1589, voluta dal duca Guglielmo V per produrre birra senza acquistarla altrove. La sua storia include anche un episodio oscuro: nel 1920, nel salone delle feste, Adolf Hitler tenne uno dei suoi primi comizi.

Superata la soglia, l’atmosfera è un tuffo immediato nella tradizione bavarese: volte affrescate, tavoloni di legno consumati dal tempo, un’orchestra in costume che suona motivi tipici e una folla vivace che canta e brinda praticamente ad ogni ora.

A sinistra dell’ingresso si trova anche una curiosità imperdibile: la rastrelliera dei boccali privati, dove gli habitué possono custodire il proprio boccale sotto chiave pagando un abbonamento annuale… una sorta di “club segreto” della birra.

Max c’era già stato, ma per me era la prima volta. Appena entrata ho iniziato a guardarmi attorno come una bambina al luna park: colori, suoni, profumi, persone che cantano all’unisono… un’energia contagiosa. Un luogo davvero sorprendente!

Il menù è naturalmente ricchissimo di birre, ma anche di piatti tradizionali bavaresi: stinco di maiale, salsicce, pollo arrosto, formaggi, insalate e diverse opzioni vegetariane. Io ho scelto la cotoletta di vitello con patate al forno e marmellata di mirtilli; Max, fedele alla tradizione, ha preso lo stinco di maiale. E, naturalmente, ci siamo concessi un boccale da un litro ciascuno, accompagnato da due bretzel enormi, ancora caldi e morbidi. Il profumo fragrante si mescolava a quello della birra, rendendo il pranzo un vero e proprio piccolo festino bavarese. Tutto delizioso!

Il comizio di Hitler alla Hofbräuhaus del 24 febbraio 1920

Il 24 febbraio 1920, nel grande salone della Hofbräuhaus, Adolf Hitler e il neonato partito che guidava, all’epoca ancora chiamato DAP (Partito dei Lavoratori Tedeschi), tennero una riunione pubblica che segnò un momento decisivo per la loro ascesa.

In quell’occasione, davanti a circa duemila persone, Hitler presentò i famosi 25 punti, il programma politico che avrebbe poi definito l’ideologia del Partito Nazionalsocialista.

Tra questi punti c’erano idee nazionaliste estreme, antisemite e autoritarie, che sarebbero poi diventate la base del nazismo.

Fu un momento cruciale per la storia tedesca e, purtroppo, anche per quella europea. Quel comizio segnò infatti la nascita ufficiale del partito nazista come movimento politico strutturato. Hitler, che allora era ancora un personaggio poco noto fuori dai circoli estremisti, trovò in quella serata l’occasione per mostrarsi come oratore capace di catturare l’attenzione di una folla numerosa.

Da quel giorno, la Hofbräuhaus divenne uno dei luoghi simbolo delle prime attività del partito a Monaco; un punto di riferimento involontario nella costruzione della propaganda che avrebbe segnato gli anni successivi.

La scelta della Hofbräuhaus non fu casuale. La birreria offriva una delle sale pubbliche più grandi della città. Un ambiente popolare e facilmente riconoscibile, ideale per attirare curiosi, simpatizzanti e chiunque fosse in cerca di un evento pubblico. Così, tra boccali e lunghi tavoli di legno, l’edificio finì per essere trascinato in una delle pagine più oscure del Novecento, diventando parte, suo malgrado, delle prime tappe del nazionalsocialismo.

Monaco dall’alto: l’Olympiaturm e il parco olimpico

Naturalmente non abbiamo potuto esplorare ogni angolo della città, e a Monaco ce ne sono davvero tantissimi. Tra chiese imponenti, palazzi storici e piazze ricche di vita, ci siamo concentrati sui luoghi che, secondo noi, raccontano meglio la sua essenza.

Il giorno seguente, abbiamo deciso di raggiungere a piedi l’Olympiapark, uno dei luoghi più affascinanti di Monaco. Questo enorme parco fu realizzato per le Olimpiadi del 1972 e ancora oggi ospita edifici sportivi, arene e lo stadio principale. Questi sono utilizzati regolarmente per eventi sportivi, concerti e manifestazioni culturali.

L’atmosfera è rilassante: un grande laghetto popolato da papere e cigni che passeggiano tranquilli lungo i sentieri, ampie distese verdi e morbide collinette perfette per camminare e godersi il panorama.

Tra le attrazioni più iconiche del parco c’è l’Olympiaturm, la torre panoramica alta 291 metri. Si sale con un ascensore rapidissimo che impiega appena 30 secondi a raggiungere la cima, sfrecciando a 7 m/s!

A 182 metri si trova un ristorante girevole che compie una rotazione completa in 53 minuti. Poco più su, a 191 metri, ci sono invece la piattaforma panoramica e un piccolo museo dedicato al rock and roll.

Dalla sua inaugurazione nel 1968, l’Olympiaturm ha accolto oltre 35 milioni di visitatori. Purtroppo, quel giorno ci siamo trovati davanti il cartello con gli orari: la torre apre solo dal giovedì alla domenica, e noi siamo capitati nel giorno sbagliato. Non nego che ci sia rimasta un po’ di delusione, avrei davvero voluto salire fin lassù. Max invece c’era già stato anni fa, quindi sapeva bene cosa mi stavo perdendo.

Qualche giorno dopo siamo tornati all’Olympiapark e finalmente siamo riusciti a salire sulla torre. Ho raccontato questa esperienza in un articolo dedicato: qui trovi tutto il racconto della nostra salita sull’Olympiaturm.

Io e Max all'Olympiapark. Dietro di noi l'Olympiaturm. A Monaco di Baviera
Io e Max all’Olympiapark. Dietro di noi l’Olympiaturm.

Monaco: una città che lascia il segno

Lasciare Monaco è stato un po’ come chiudere un libro che non vorresti mai finire. Questa città mi ha sorpresa con i suoi contrasti. L’eleganza dei palazzi storici accanto all’energia vivace delle birrerie, le piazze colme di storia e le chiese che custodiscono silenzi antichi, i parchi immensi in cui il tempo sembra rallentare.

Ogni angolo racconta qualcosa, e io mi sono ritrovata più volte a guardarmi intorno con la sensazione di essere parte di un racconto più grande. Monaco è uno di quei luoghi che ti entrano sotto pelle senza chiedere permesso. Max, che qui si sente quasi a casa, mi ha fatto scoprire una città che profuma di memorie e tradizioni, ma anche di entusiasmo e voglia di vivere.

Siamo tornati al nostro van con il cuore pieno e la promessa di rivederla presto, perché Monaco non è solo una meta da visitare, è una città da vivere, passo dopo passo, lasciandosi sorprendere ogni volta.

E so già che alla prossima visita troverò ancora qualcosa di nuovo da raccontare.

Lucy

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