Arrivare a Finisterre, oltre Santiago, significa spingersi ancora più a ovest, fino a quel promontorio della Galizia che per secoli è stato considerato la fine della terra. Dopo aver raggiunto Santiago de Compostela, per noi il viaggio non era ancora finito: mancava ancora l’oceano.
Abbiamo così proseguito verso Cabo Finisterre, seguendo le strade della Galizia fino a raggiungere uno dei luoghi più affascinanti di questo viaggio. Qui il paesaggio cambia completamente e, davanti a noi, non ci sono più città o sentieri, ma solo l’immensità dell’Atlantico.
Finisterre è molto più di una semplice tappa dopo Santiago. È un luogo pieno di storia, leggende e simboli, dove il viaggio sembra assumere un significato diverso. Arrivare fin qui, dopo tutti i chilometri percorsi, ci ha dato la sensazione di essere arrivati davvero a un confine: quello geografico tra terra e oceano, ma anche quello ideale che per secoli ha rappresentato la fine del mondo conosciuto.




Dove parcheggiare il tuo camper?
Per la notte abbiamo scelto un’area picnic a circa 1,5 km dal Faro di Fisterra. Quando siamo arrivati, infatti, i parcheggi sul promontorio erano già pieni di auto e camper e, cosa che per noi ha fatto la differenza, erano tutti in pendenza. Abbiamo quindi preferito spostarci un po’ più lontano dal faro e fermarci in un’area più tranquilla, dove abbiamo trovato una sistemazione decisamente più comoda.
Il posto aveva anche un piccolo dettaglio che si è rivelato molto utile: una fontanella di acqua potabile freschissima. Non siamo stati gli unici ad accorgercene: durante la nostra permanenza abbiamo visto arrivare diverse persone con taniche e bottiglie proprio per fare rifornimento. Un particolare semplice, ma che quando viaggi in camper fa sempre piacere trovare.
Indirizzo: 68 AC-445, 15155 Fisterra, A Coruña
Tra oceano, leggende e il fascino della Costa da Morte
Il Capo Finisterre, chiamato Cabo Fisterra in galiziano e Cabo Finisterre in spagnolo, è un promontorio situato nel comune di Finisterre, nella provincia di A Coruña, in Galizia. Si trova lungo la Costa da Morte, nella parte nord-occidentale della regione, e si affaccia direttamente sull’Oceano Atlantico.
Dal punto di vista geografico, il promontorio di granito di Capo Finisterre, alto 600 metri sul livello del mare, segna sia l’inizio della Costa da Morte sia la divisione tra Rías Altas e Rías Baixas (Rías Bajas). Lungo la sua costa si estendono spiagge quali O Rostro, Arnela, Mar de Fora, Langosteira, Riveira e Corbeiro.
A dispetto del suo nome (che viene dal latino finis terrae, “fine della terra”), la convinzione che sia il punto più a ovest della Spagna continentale o della penisola iberica è un’errata credenza comune. In realtà, il primato spetta a Cabo Touriñán per la Spagna (che dista 5 km più ad ovest) e a Cabo da Roca, in Portogallo, per l’intera Europa continentale.

Capo Finisterre: una storia che affonda le radici nell’antichità
La storia di Capo Finisterre è molto più antica del pellegrinaggio a Santiago. Già nell’antichità questa parte della Galizia era abitata dagli Artabri, una popolazione di origine celtica. La sua posizione affacciata sull’Atlantico la rendeva inoltre un punto di passaggio importante per i Fenici, che attraversavano queste coste durante i loro commerci verso la Gran Bretagna già nell’Età del Bronzo.
Ma è con i Romani che Finisterre comincia ad assumere quella fama che ancora oggi lo accompagna. Il nome stesso richiama l’idea di finis terrae, cioè “fine della terra”. Per gli antichi Romani questo promontorio rappresentava infatti uno dei punti più occidentali del mondo conosciuto e, secondo le loro credenze, da qui si poteva assistere al tramonto del sole sull’oceano come in nessun altro posto d’Europa.
Attorno a questo luogo nacquero nel tempo racconti e credenze legati anche alla tradizione celtica. La sua posizione estrema, davanti a un oceano immenso e apparentemente senza confini, doveva avere qualcosa di misterioso per chi arrivava fin qui nell’antichità.
Queste suggestioni non scomparvero con il passare dei secoli, ma si intrecciarono con la tradizione cristiana medievale e con la storia del Cammino di Santiago. Secondo una tradizione, infatti, sarebbe proprio attraverso le coste della Galizia, passando da Finisterre, che il corpo dell’apostolo Giacomo il Maggiore sarebbe arrivato nella penisola iberica.





Dalla terra di pellegrini al mare delle battaglie
La posizione di Finisterre, così importante per chi arrivava via terra, aveva però anche un altro risvolto. Il promontorio si affaccia su un tratto di oceano difficile e pericoloso per la navigazione e, nel corso dei secoli, le sue acque furono teatro di numerosi scontri navali.
Già nel 1509 una flotta portoghese guidata da Duarte Pacheco Pereira affrontò al largo una flotta francese comandata dal corsaro Pierre de Mondragon, riuscendo ad affondarla e catturare alcune delle sue navi.
Più di due secoli dopo, nel 1747, durante la guerra di successione austriaca, le acque al largo di Capo Finisterre furono teatro di due importanti battaglie navali tra britannici e francesi, combattute rispettivamente il 14 maggio e il 25 ottobre. Entrambe si conclusero con la vittoria britannica.
E non fu l’ultima volta. Durante le guerre napoleoniche, il 22 luglio 1805, un’altra battaglia navale si combatté nelle vicinanze del capo, coinvolgendo le flotte britannica, francese e spagnola.
A rendere ancora più tragica la fama di queste acque fu il naufragio della nave britannica HMS Captain, avvenuto nel 1870. La nave affondò al largo di Finisterre e nella tragedia persero la vita 482 persone.
Anche il Novecento ha lasciato la sua traccia nelle acque dell’Atlantico. Durante la Seconda guerra mondiale, il 23 maggio 1943, il sommergibile italiano Leonardo da Vinci, comandato dal capitano di corvetta Gianfranco Gazzana-Priaroggia, venne affondato a circa 300 miglia a ovest di Capo Finisterre dopo essere stato attaccato dal cacciatorpediniere britannico Active e dalla fregata Ness.
Oggi, invece, si viene fin qui per guardare l’oceano
Dopo secoli di commerci, leggende, pellegrinaggi e battaglie, oggi Capo Finisterre ci appare in una veste completamente diversa. Non ci sono più flotte pronte a combattere né navi mercantili che cercano di doppiare il promontorio. Ci sono il faro, l’oceano e i pellegrini che arrivano fin qui dopo Santiago.
Nel 2007, il sito è stato inoltre inserito tra i luoghi insigniti del Marchio del Patrimonio Europeo, riconoscimento che ne sottolinea il valore storico e culturale.
E forse è proprio questo continuo intreccio tra storia e leggenda a rendere Finisterre così affascinante. Arrivando qui oggi è difficile non pensare a tutte le persone che, nel corso dei secoli, hanno guardato quello stesso oceano: navigatori, pellegrini, marinai e viaggiatori.
Cambiano le epoche e cambiano i motivi per cui si arriva fin qui, ma davanti all’Atlantico quella sensazione di trovarsi alla fine della terra sembra essere rimasta intatta.
Tra leggende antiche e tradizioni del Cammino
A Capo Finisterre ogni roccia sembra custodire una storia. Nel corso dei secoli, infatti, numerosi scogli e formazioni rocciose del promontorio sono stati associati a leggende religiose e tradizioni popolari. Tra le più conosciute ci sono le Piedras del Santo, le “pietre del Santo”, che secondo la tradizione sarebbero state ricoperte di vino, e la Cátedra de Pedro, la “Cattedra di Pietro”, legata alla figura dell’apostolo.
Ma le leggende di questo luogo affondano le radici anche in un passato ancora più antico. La tradizione racconta infatti che qui si trovi la tomba della divinità celtica Orcabella, figura leggendaria che contribuisce a rendere ancora più misterioso il promontorio.
E poi c’è il legame con il Cammino di Santiago, che a Finisterre sembra trovare una sorta di conclusione naturale. Il capo si trova a circa 90 chilometri da Santiago de Compostela e rappresenta la meta di un percorso che molti pellegrini scelgono di affrontare dopo essere arrivati alla cattedrale. Alcuni proseguono anche verso Muxía, aggiungendo un’ulteriore tappa a questo viaggio verso l’oceano.
Quello che oggi conosciamo come Cammino di Finisterre e Muxía riprende, almeno in parte, tradizioni molto più antiche del pellegrinaggio cristiano. Prima ancora che Santiago diventasse una delle grandi mete della cristianità europea, arrivare fino a queste coste significava raggiungere il limite estremo della terra conosciuta e trovarsi davanti alla vastità dell’Atlantico.
Con il tempo, queste antiche usanze furono reinterpretate e integrate nella tradizione cristiana. Una delle più suggestive racconta che i pellegrini, una volta arrivati davanti all’oceano, bruciassero i propri abiti come gesto simbolico di purificazione e di rinascita. Un modo per lasciarsi alle spalle il viaggio appena compiuto e, insieme agli abiti, anche ciò che non si voleva più portare con sé.
Anche la conchiglia, oggi diventata il simbolo per eccellenza del Cammino di Santiago, è legata a questa tradizione. I pellegrini la raccoglievano sulle spiagge dell’oceano come prova concreta di essere arrivati fino alla “fine del mondo”.
Oggi queste usanze non hanno più lo stesso significato di un tempo e alcune appartengono soprattutto alla tradizione e alla leggenda. Ma arrivando a Finisterre è facile capire perché, per secoli, questo luogo abbia esercitato un fascino così potente. Dopo Santiago, il pellegrino si trova finalmente davanti a qualcosa che non può attraversare a piedi: l’oceano. E forse è proprio lì, davanti a quell’immensa distesa d’acqua, che il viaggio trova il suo ultimo confine.

Il Faro di Finisterre, sentinella sull’Atlantico
In cima al Monte Facho, il rilievo che domina il promontorio, si trova uno dei simboli più conosciuti di Finisterre: il Faro di Fisterra. Fu costruito nel 1853 con una funzione ben precisa, quella di guidare le imbarcazioni lungo questo tratto dell’Atlantico, particolarmente difficile per la navigazione.
La torre, realizzata in pietra, ha una caratteristica forma ottagonale e raggiunge i 17 metri di altezza. Alla sommità si trova un balcone sormontato dalla cupola che custodisce la lanterna poligonale. La sua luce può essere avvistata fino a 30 miglia nautiche di distanza, un riferimento fondamentale per le imbarcazioni che navigano al largo della Costa da Morte.
Accanto alla luce c’è anche una sirena, utilizzata nelle giornate di nebbia quando la visibilità si riduce e il fascio luminoso del faro non è sufficiente a segnalare la presenza del promontorio.
Io e Max siamo arrivati al faro a piedi e, mentre salivamo verso il promontorio, abbiamo incontrato uno dei cippi del Cammino di Santiago. Sopra c’era scritto: 1 km e 253 metri.
Ci siamo fermati un attimo a guardarlo. Per me era la prima volta a Finisterre, mentre Max questo posto lo aveva già visto, ma quel cippo ci ha fatto comunque sorridere: senza essere pellegrini, stavamo percorrendo proprio l’ultimo tratto del Cammino che conduce fino a qui.
Poco più di un chilometro ci separava dalla meta e, passo dopo passo, siamo arrivati davanti al faro. È stato un piccolo momento, ma mi è piaciuto particolarmente: arrivare a piedi fino alla fine della terra, seguendo per un breve tratto le stesse indicazioni dei pellegrini.
E davanti a noi, oltre il faro, c’era soltanto l’immensità dell’Atlantico.

La Bota del Peregrino a Finisterre: un simbolo in bronzo ai confini della terra
Incastonato tra le rocce granitiche di Cabo Fisterra e a sbalzo sulle acque dell’Atlantico, il monumento noto come La Bota del Peregrino è una scultura in bronzo che ritrae uno scarpone da trekking consumato dal lungo cammino.
Questa presenza silenziosa incarna l’antico rito di purificazione e rinascita dei pellegrini che, giunti al “Finis Terrae” medievale dopo centinaia di chilometri verso Santiago de Compostela, erano soliti bruciare i propri indumenti e abbandonare le scarpe usurate come segno simbolico di distacco dal passato.
Oggi che il rogo delle vesti è giustamente vietato per tutelare l’ambiente, la scultura è diventata l’emblema visivo di quel punto d’arrivo: un tributo tangibile alla fatica, alla resilienza e al profondo rinnovamento interiore di chiunque completi il viaggio ai confini della terra conosciuta.

Quando il sole scompare nell’Atlantico
Se c’è un momento in cui si capisce davvero perché Capo Finisterre sia stato considerato per secoli la fine della terra, è al tramonto. Quest’estate io e Max siamo arrivati sulla scogliera proprio mentre il sole cominciava la sua discesa verso l’Atlantico e quello che abbiamo visto è stato semplicemente meraviglioso.
La scogliera era piena di gente, soprattutto di pellegrini arrivati fin qui dopo aver concluso il Cammino di Santiago. C’era chi cercava il punto migliore per guardare il tramonto, chi si era seduto sulle rocce e chi, semplicemente, rimaneva in silenzio davanti all’oceano. Dopo tutti quei chilometri a piedi, trovarsi proprio lì, davanti a quel mare immenso, doveva avere un significato speciale.
Anche noi ci siamo fermati a guardare. Il sole scendeva lentamente fino a toccare l’orizzonte e, per qualche minuto, tutto sembrava rallentare. Il rumore delle persone intorno si mescolava a quello dell’oceano e la luce cambiava continuamente, fino a lasciare spazio alla sera.
Non so se sia davvero il tramonto più bello che abbiamo mai visto, ma sicuramente è stato uno di quelli che difficilmente si dimenticano. Forse perché eravamo a Finisterre, forse perché davanti avevamo l’Atlantico, oppure semplicemente perché eravamo nel posto giusto, nel momento giusto.
E guardando il sole sparire oltre l’orizzonte, quella vecchia idea della fine della terra sembrava, almeno per un istante, tutt’altro che una leggenda.









Lucy
TravelPodcast ‘Avventure su quattro ruote!’
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